• La Redazione | Chi siamo | Newsletter

    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Talagea, pietra marina (terza parte)

 

A quel ricordo, calde lacrime solcarono le belle guance di Talagea, mentre pensava alla disperazione del momento in cui tutti i suoi sogni, così a lungo coltivati, erano stati infranti. Erano svaniti nel nulla, come la nebbia si dissolve ai raggi del sole.

Poi, improvvisamente, nella sua vita tutto era andato male: dapprima la morte della diletta madre e, dopo appena tre anni, il suo matrimonio con Matteo Penna, figlio del più caro amico di suo padre.

A nulla valsero la disperazione, le preghiere e le lacrime di Talagea perché il padre ritornasse sulla sua decisione.

Con la morte nel cuore, fu costretta a sposare Matteo Penna.

Con il marito non conobbe mai l’amore, perché l’uomo da subito si rivelò freddo, duro e tirannico. Fra loro non ci fu mai tenerezza, passione o condivisione e l’uomo non fece mai alcun tentativo di amare la giovane e bella moglie né di farsi amare da lei. Il loro rapporto fu sterile e produsse in Talagea soltanto sofferenza, esacerbando il suo profondo rimpianto per l’amato lontano.

“È passato appena un anno da quando ci siamo incontrati l’ultima volta, da quando ci siamo amati, da quando me l’hanno ucciso, eppure a volte mi sembra che sia già trascorsa tutta una vita!” Così pensava Talagea.

 

Lungo lo Shari, la strada grande, c’era un’enorme confusione.

Dame e cavalieri, nobili e gente del popolo erano lì, per festeggiare la cacciata da Mazara del conte Niccolò Peralta e la riconquistata libertà. I Mazaresi, radunati lungo il percorso reale che si snodava dal porto al castello, acclamavano Re Martino che aveva sconfitto il fellone Peralta, tirannico e odiato signore della città.

Sul suo destriero riccamente bardato, il sovrano si dirigeva trionfalmente verso l’antica e nobile fortezza, seguito dal corteo composto da nobili, da militi di cavallo e dai suoi fedeli soldati.

E lì, presso il castello si trovava Talagea quando rivide il suo Madelvo, al seguito del re.

Il ragazzo di tanti anni prima era oramai divenuto uomo e soldato, dall’aspetto imponente nella sua armatura che brillava al pallido sole di gennaio, superbo e bellissimo sulla sua cavalcatura.

Spesso il giovane abbassava lo sguardo verso la folla.

Fra tanta gente, riuscirò a scorgere la mia amata Talagea? Così pensava Madelvo angosciato.

Era lei la donna amata e mai dimenticata. Nonostante il tempo trascorso, il fragore delle battaglie affrontate e le ferite che avevano segnato il suo corpo, la sua immagine era sempre rimasta dentro di lui e la sua beltà era, in modo indelebile, scolpita nel suo cuore e nella sua mente.

Alla vista dell’amato, la donna fu assalita da un’emozione così grande che dovette aggrapparsi al braccio del padre per non cadere.

E poi… i loro occhi s’incontrarono per una brevissima frazione di tempo che sembrò lunga quanto l’eternità!

Il suo amore era dunque tornato ed era ritornato solo per lei!

In seguito, gli eventi erano accaduti in rapida successione: le lettere che furtivamente i due giovani si scambiarono, la dichiarazione incondizionata del loro amore e infine… l’accordo per il loro primo incontro.

Fremeva ancora d’emozione Talagea al ricordo della passione travolgente con cui si erano amati. Lei gli si era donata anima e corpo e, unici testimoni muti di quell’amore profano, furono gli alberi del giardino.

Una notte Matteo Pisano, suo padre, mentre dalla terrazza del piano alto della sua dimora guardava il giardino dei Penna, confinante con il suo, alla pallida luce della luna non ebbe dubbi: quella era la sua cara figliola, Talagea, che aveva osato infrangere il patto di fedeltà coniugale.

Anna Talagea, condotta dinanzi al marito, accusatore e giudice spietato, rimase a testa alta e si rivelò forte e salda, come uno scoglio marino che, impavido, affronta la violenza dei marosi, che lo sferzano senza tregua e senza pietà.

Non pianse la donna, non abbassò gli occhi, non chiese perdono.

Con freddezza rifiutò la proposta del marito di tornare con lui se avesse mostrato pentimento. Con alterigia pronunciò invece queste parole:

Il mio amato è per me un sacchetto di mirra che dimora tra i miei seni”. *

E Madelvo?

I sicari del crudele Matteo Penna attesero il giovane amante pi la stritta via, uccidendolo spietatamente. Soltanto la pioggia, quasi fosse stato un manto pietoso che scendeva dal cielo, coprì il suo giovane corpo martoriato.

Anna Talagea, infedele moglie di un marito mai amato, venne condannata a restare chiusa in casa, in solitudine, come se fosse stata in una prigione.

Inutili si rivelarono le preghiere e proteste del vecchio padre.

Il destino era ormai segnato.

 

E chianci Talagè, figghiuzza mia,

chi nenti t’arritorna a stu purtali.

Mancu to patri cchiù ti voli beni,

ancu to matri ti lassà pi via.

Un ti juvà stu profanu amuri

granni piccatu stu trummentu veru

e stu Marervu chi turnà pi tia,

un ti juvà lu riturnatu amuri.

Iddu niatu a sta Mazara pi la stritta via

e tu a la casa comu a la fachia.

Di Talagè carizia a lu so ciatu,

ventu chi fu cchiù stancu di la paci,

paroli ritti senza nutrichiu.

Morsi Marervu all’ummira di luna,

cu sulu mantu di l’acqua di celu.

Fimmina Talagè, petra marina,

trarimintusa di lu pattu anticu.

 

E piangi Talagea, figliola mia, / tanto non ti è più possibile tornare indietro. / Neanche tuo padre ti vuole più bene / e anche tua madre ti ha abbandonato lungo la strada della vita. / Non ti è stato di giovamento questo profano amore / e il tuo tormento è un grande peccato / e questo Madelvo che è tornato per te / non ti è giovato il ritornato amore. / Lui ucciso (negato) in questa Mazara nella stretta via / e tu a casa come in un carcere. / Tutte le parole dette su di te, Talagea, sono inutili / come una carezza fatta al respiro / o un vento stanco che non porta pace. / È morto Madelvo all’ombra della luna / coperto soltanto dal manto della pioggia scesa dal cielo. / Donna Talagea, pietra marina, / traditrice del patto antico (il matrimonio).

 

 

N.d.r.: la frase in corsivo è stata estrapolata dall’articolo “E chianci Talage’” di Nino Gancitano. “L’Arco” dicembre 2000.

 

L'autore







Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

5 + 5 =


 

È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
È vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall’autore.

Se riscontri problemi con il sito web, contatta il webmaster.

redazione@ilraccoglitore.com

 

Ti piace scrivere?

il Raccoglitore è qui per raccogliere storie! Se vuoi inviarci la tua candidatura, scopri come fare.

Scrivi con noi

Newsletter

Seguici su

il Raccoglitore 1.0 © Copyright 2020 - domenica 29 Novembre, 2020 11:32