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Colosso di Rodi: storia di una meraviglia perduta

Maria Basso | Arte, Artifacts   21 Novembre 2018   3 min.

 

“Virare a dritta!” la voce del capitano si faceva spazio tra il rumore del vento e dello spaccarsi delle onde contro il rostro bronzeo. Quest’ultimo sormontato dall’ipnotico occhio apotropaico: lo scudo contro gli influssi malefici che abitavano il mar Egeo.

Schiene, gambe e braccia, le quali trovavano il proprio prolungamento nei lunghi remi, risposero all’unisono e la trireme1 cambiò rotta. Il Meltemi rigonfiò l’akateion2, e come in seguito ad un profondo respiro, il naviglio si nutrì del vento. La nave era diretta verso la più grande delle isole del Dodecaneso, la quale dava dimora ad una delle più sorprendenti opere nate da mani umane.

Controllata la forza e la direzione del vento, e predisposti i parabordi, la nave era pronta ad accostarsi al pontile. Calata l’ancora, la fase di ormeggio era pressappoco conclusa. Gli avventurieri erano approdati a Rodi.

Era quasi mezzogiorno e il Sole, l’astro più grande dell’universo, abbracciava Helios, il dio Sole, che tutti vede e tutti ascolta3, protettore dell’isola. Col capo cinto da una corona di raggi ed una torcia nella mano sinistra, il colosso si erigeva possente nel porto. Pochi potevano abbracciare il suo pollice, e le dita erano più grandi che molte altre statue tutte intere4. La realizzazione della statua terminò nel 293 a.C. dopo la sconfitta di Demetrio I Poliorcete, figlio di un discendete di Alessandro Magno, avvenuta nel 304 a.C per mano del generale Politemo. Il dio si mostrava fiero come il suo creatore, Carete di Lindo, discepolo dell’ancora più fiero Lisippo e, come in un’antica New York, per i rodiesi Helios era la Statua della Libertà5, pronta ad accogliere i forestieri provenienti dal mare.

Sessantasette anni dopo, era ancora in piedi e i nuovi arrivati potevano ammirarla in tutta la sua grandezza. Il sole, alle sue spalle, ne tracciava il perimetro, lasciando intravedere i raggi come se provenissero dal bronzo stesso, e la torre d’assedio6 su cui fu costruita era un ulteriore aggiunta all’altezza colossale del grande dio. I forestieri, arrivati a Rodi per fini commerciali, per un momento avevano dimenticato il motivo per cui erano lì e restarono ad ammirare il dio Sole ancora per un po’, come se sapessero che di lì a poco la meravigliosa visione sarebbe stata soltanto un ricordo.

Qualche ora dopo, infatti, un terremoto colpì Rodi e la statua crollò in mare. Vane furono le offerte da parte di Politemo di ricostruirla, i rodiesi temevano l’ira di Helios: riscostruirla valeva quanto un’offesa. Era il 226 a.C.

Da allora non fu più possibile rivedere la statua ergersi nel porto e per ottocento anni rimase distesa sul fondo marino, in un eterno riposo. Questo fino al 653 d.C. quando gli arabi conquistarono l’isola e conseguentemente tagliarono la statua in tanti blocchi che furono venduti ad un ebreo proveniente dalla Siria. Di quest’ultimo si persero le tracce. Così come si perse per sempre la meravigliosa visione del dio Helios.

 

 

 


Note dell’autrice:

Il racconto è basato su fatti storici e di pura fantasia.

 


Curiosità:

Della statua ci restano soltanto fonti scritte e riproduzioni in incisioni.

Per un periodo di tempo, la statua è stata immaginata con le gambe divaricate e i piedi poggianti su due pilastri, alle estremità del porto di Mandraki. Questa visione tradizionale è ormai superata.

Molto probabilmente si erigeva sì, all’entrata del porto, ma non con le gambe divaricate. Poggiava su di una base di marmo.

Studi molto più recenti, hanno addirittura ipotizzato che la statua fosse collocata su di una collinetta. Essa fungeva da faro.

 


Note bibliografiche:

1 Imbarcazione greca comparsa per la prima volta nel 550 a.C.

2 La vela della nave

3 Dal III canto dell’Iliade – “Sole che tutti vedi e tutti ascolti”

4 Plinio il Vecchio, Naturalis historia, XXXIV, 41 sg. “pochi possono abbracciare il suo pollice, e le dita sono più grandi che molte altre statue tutte intere”

5 Alcune fonti affermano che Auguste Bartholdi si sia ispirato al Colosso di Rodi per la costruzione della Statua della Libertà.

6 Torre d’assedio utilizzata e poi abbandonata a Rodi da Demetrio I.

 

 

 

 

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