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Talagea, pietra marina (seconda parte)

Francesca Adamo Cefalù | Leggende Siciliane   18 Novembre 2018   4 min.

 

Ora Talagea, divenuta donna, continuava a porre a se stessa mille domande, cui nessuno poteva più rispondere. Per quanto si sforzasse, non riusciva a comprendere il comportamento della madre.

Perché, in un gesto di estrema disperazione, si era tolta la vita? L’amore per il suo genitore era stato, dunque, più grande di quello per il marito e la figlia? Come aveva potuto lasciarla sola ad affrontare gli scogli della vita? Prima di commettere quell’atto così irreparabile, non aveva pensato a lei, carne della sua carne? Non aveva pensato che lei, Talagea, crescendo avrebbe avuto bisogno della sua presenza, della sua protezione e della sua guida?

Ora, abbandonata da tutti e sola nella grande casa, si sentiva tradita anche dal suo stesso padre ma, soprattutto, dalla vita e dal destino che si erano tanto accaniti contro di lei.

Da quanto tempo stava segregata nel palazzo paterno, come fosse stata in catene e in prigione? Non lo sapeva. Aveva completamente smarrito la percezione del tempo, che trascorreva lentamente, e dell’alternarsi delle stagioni.

Per lei i giorni erano tutti uguali, pieni di rabbia, di dolore e di rimpianti.

Nella sua prigione, nonostante l’atroce dolore le dilaniasse tutto l’essere, fremeva ancora d’amore e d’emozione, al ricordo dell’unico, vero, grande amore della sua breve vita, Madelvo dei Losti.

 

Era la notte di Natale.

Aveva appena tredici anni allora Talagea, quando conobbe Lui in modo così tanto inconsueto.

Il Tempio Maggiore, illuminato a giorno, accoglieva tutti i notabili della città che, insieme alle loro famiglie, erano radunati nell’antica chiesa normanna per assistere al rito che celebrava la nascita di Gesù. Il Vescovo di Mazara in persona officiava la solenne cerimonia.

Matteo Pisano, la moglie Maria e la loro figlia sedettero su una lunga panca; accanto a loro, stava un gentiluomo, accompagnato dalla consorte e da un bellissimo ragazzo.

Talagea, con meraviglia e imbarazzo, si accorse che quel giovanetto molto spesso si girava verso di lei, fissandola con malcelato interesse.

Quando arrivò il momento dell’Eucaristia, la giovanetta si diresse verso l’altare maggiore e s’inginocchiò davanti alla balaustra per ricevere la Comunione. Quel bellissimo ragazzo venne accanto a lei e per un momento la fissò profondamente negli occhi, sorridendole con infinita dolcezza.

Quanta emozione!

L’intensità di quello sguardo, la soavità di quel sorriso erano penetrati nella mente e nel cuore di Talagea, impossessandosi totalmente della sua anima e dei suoi pensieri.

Chi era dunque il giovane?

Fu la madre a rivelarglielo:

 <<La famiglia che la notte di Natale stava accanto a noi? Il padre è Bernardo dei Losti e il ragazzo credo che si chiami Madelvo.>>

Finalmente conosceva il suo nome, Madelvo! Com’era bello, con gli occhi scuri e profondi come il mare e i capelli di un nero corvino!

L’aveva amato da subito, con tutta se stessa. Così ogni sera, prima di addormentarsi, mentre stava sotto le coltri, pensava:

“Anche lui mi ama! Ne sono certa!”

Continuava a fantasticare:

“Molto presto ci incontreremo. Allora prenderà le mie mani fra le sue e mi confesserà il suo amore. Anch’io gli dirò che lo amo e insieme vivremo felici e non ci lasceremo mai”.

Quel sogno, custodito gelosamente, l’accompagnava giorno e notte, qualsiasi cosa facesse.

 

Poi, all’improvviso, un dono della vita!

Giacomo Maccagnone e la moglie Mansueta avevano invitato nel loro palazzo i personaggi più in vista della città.

Un banchetto, seguito da un ballo, il primo al quale partecipava la giovanetta.

Bellissima era Talagea nel suo elegante abito di broccato bianco. I capelli, trattenuti in capo da una cuffia di trina, formavano una cascata di riccioli d’oro che le coprivano le spalle e mettevano in risalto la pelle del viso, bianca come la luce lunare.

E poi un tuffo al cuore! Il suo amato, il suo Madelvo era lì. Lo sguardo del giovane, pieno d’amore e di ammirazione, si era posato su Talagea, come una carezza.

Interminabile sembrò il banchetto alla giovanetta che non riuscì a toccare cibo.

Alla fine del pasto, gli ospiti furono introdotti nella grande sala delle armi, dove si sarebbe svolto il ballo.

I musici con i loro liuti suonavano dolci melodie e dame e cavalieri, gli uni di fronte agli altri, danzano al soave ritmo musicale, sfiorando lievemente le loro mani.

Quando Talagea sentì il tocco delle dita dell’amato sulle sue, credette di morire d’emozione. Madelvo mormorò:

<<Sarai per sempre la mia amata. La tua immagine mi accompagnerà ogni istante della vita!>>

Talagea non parlò, solamente portò una mano al cuore e ve la tenne poggiata.

Il patto d’amore era stato suggellato!

Dopo l’indimenticabile serata, la vita riprese il ritmo di sempre e un giorno, durante il desinare, Talagea da un dialogo tra suo padre e un ospite apprese la notizia:

<<In città non si parla d’altro! Bernardo dei Losti, ha inviato il figlio cadetto Madelvo al seguito di re Martino, perché diventi milite di cavallo. Il ragazzo ha già lasciato Mazara per raggiungere l’esercito reale.>>

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