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“3%” e il monito del “você merece”

Cecilia Abbriano | Intrattenimento, Serie tv   3 Novembre 2018   4 min.

 

In un mondo in cui il 97% della popolazione vive nella miseria più totale, in un luogo chiamato Entroterra (o Continente, per i linguisti lusofoni come me) in cui manca tutto, acqua, cibo, energia, medicinali e ogni tipo di risorsa primaria, cercare di sopravvivere come meglio si riesce è all’ordine del giorno.

Non è così per il restante 3% della società. I residenti dell’Offshore (o Maralto) hanno invece ogni tipo di agio, di avanzata tecnologia e la serenità di una vita più che dignitosa.

E quali sono i requisiti per entrare a far parte di questo Eden post-apocalittico?

Innanzitutto è importante precisare che nessuno nasce nel Maralto, mentre tutti nascono nel Continente. Ad ogni cittadino, senza alcuna discriminazione di genere, etnia o stato sociale, viene data la medesima opportunità: partecipare al Processo, manifestazione annuale nel corso della quale possono concorrere tutti i giovani nel loro ventesimo anno di vita. Testando i limiti dei partecipanti con prove fisiche e psicologiche, ponendoli davanti a dilemmi morali, vengono selezionati i candidati che meglio potranno contribuire al sostentamento del Maralto.

Inutile dire che solo una piccolissima parte, il 3%, arriverà in fondo alla selezione.

L’occasione della vita. Un’unica possibilità per dimostrare il proprio valore. Migliaia di persone con il tuo stesso obbiettivo. Devi essere determinato, concentrato e pronto a tutto perché le prove sono tutt’altro che facili e gran parte delle persone non riesce a superare nemmeno i primi test. Proprio per questo, per molti è quasi un obbligo cominciare ad allenarsi fin da bambini. Quando nasci circondato da persone che non fanno altro che parlare del Processo e dell’efficienza del metodo di selezione, che premia solo i più meritevoli, non puoi far altro che crederci anche tu. Chi passa lo merita davvero, mentre chi fallisce è indegno, feccia e si merita di vivere nella baraccopoli. Monito costante del Processo, che pesa sulla testa di ogni individuo, è infatti “você é o criador do seu próprio mérito. Aconteça o que acontecer, você merece!”, ovvero “Solo tu sei artefice del tuo destino. Qualsiasi cosa accada, te lo meriti!”.

Con questo mantra in testa, circondato dalla miseria più totale e da famiglie inevitabilmente a pezzi, quali opzioni hai?

Se sei un’orfana, sopravvissuta per miracolo, che vive ai margini della società come Joana Coelho (Vaneza Oliveira), partecipare al Processo è al contempo un’occasione per sfogare la propria rabbia contro un sistema che non ha dato nient’altro che sofferenza, paura e tormento e dimostrare che, nonostante tu sia sempre stata considerata una nullità dal mondo intero, vali in realtà molto di più.

Marco Álvares (Rafael Lozano) proviene invece dalla famiglia più famosa del Continente. La loro notorietà è dovuta al fatto che, fin dalla prima edizione del Processo, ogni componente della famiglia è sempre riuscito a passare dall’altro lato. Per lui ogni singolo ritratto in casa Álvares è sia un vanto che una maledizione. Marco si ripara infatti dietro una maschera beffarda e sicura, ostentando la gloria della sua famiglia, ma cela dentro di sé la forte pressione del successo dei suoi avi e il terrore di deludere e distruggere la sua intera stirpe.

 

 

Fernando Caravalho (Michel Gomes) è stato cresciuto dal padre, pastore a capo di una setta religiosa che attribuisce al Processo una connotazione mistica. Lui e suo padre credono fortemente nel Processo e nei suoi ideali di ascesa nel Maralto per i nobili fedeli meritevoli. Proprio per questo, Fernando è uno dei tanti addestrati fin da piccoli dalla comunità di credenti e, nonostante il suo deficit fisico (rimase paralizzato da bambino) e le poche probabilità a suo favore, è fermamente convinto di potercela fare. Probabilmente uno degli ultimi ottimisti ancora presenti sulla terra, buono ed onesto, dovrà decidere se compromettere o meno i propri ideali nel corso della selezione; perché nel Processo tutto è lecito e vige la legge del più forte.

Rafael Moreira (Rodolfo Valente) è un giovane sarcastico, all’apparenza egocentrico ed egoista, pronto a tutto pur di passare il Processo, perfino tradire la propria famiglia. Ma, ancora una volta, vale il detto “Mai giudicare un libro dalla copertina”. Sotto la superfice Rafael nasconde più di un rimpianto ed una grande responsabilità.

Della vita di Michele Santana (Bianca Comparato) non si sa molto. Ragazza di poche parole, cresciuta dal fratello maggiore, di cui non ha più notizie da quando quest’ultimo è passato al Maralto, partecipa al Processo insieme alla migliore amica Bruna, unico legame a lei rimasto. Apparentemente tranquilla e pacata, porta con sé un enorme segreto, destinato a segnare gli eventi del Processo 104.

Nonostante la longevità del Processo c’è chi da anni gli si oppone e cerca di distruggerlo con ogni mezzo. Si tratta del gruppo rivoluzionario della Causa, i cui membri, in continuo movimento, sono difficili da individuare. Spesso silente, la Causa agisce nel buio e cerca di infiltrarsi, quando e come può, nelle reti di comando del Maralto.

Ad ogni modo, qualunque strada tu scelga, qualsiasi siano i tuoi ideali, le tue paure più grandi o i tuoi inconfessabili segreti, la costante rimane per tutti partecipare al Processo.

 

 

Pubblicata il 25 Novembre 2016 da Netflix, reboot di una web serie del 2011 diffusa su YouTube da Pedro Aguilera, 3% è ad oggi una delle serie meglio riuscite della piattaforma e vanta un grande seguito. Io, da amante della cultura brasiliana e grande sostenitrice dei suoi prodotti audiovisivi, non posso che sentirmi un po’ orgogliosa nel vedere finalmente riconosciuto a livello globale il valore della produzione. Infatti, la serie viene apprezzata in tutto il mondo nonostante i molti riferimenti territoriali, come ad esempio il palese richiamo alle misere condizioni di vita all’interno delle favelas, o l’abuso di potere violento da parte delle forze dell’ordine, o ancora le evidenti similitudini tra il metodo di selezione del Processo e il Vestibular (esame estremamente competitivo di sbarramento, attraverso cui le università brasiliane selezionano gli studenti da ammettere in qualsiasi corso accademico). Questo segna una svolta nel mondo dell’intrattenimento: il pubblico è stufo di vedere sempre le solite realtà, spesso filtrate da produzioni americane o locali, ed è pronto ad immergersi totalmente in nuove culture. E, come sempre, Netflix è un passo avanti agli altri.

 

 

 

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