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La patria sta nelle persone

Claudio Volpe | Diritto di Parola   24 Ottobre 2018   3 min.

Aboubakar, sei anni, si sveglia una mattina come tante, va in cucina e fa colazione insieme a sua madre guardando il grande quadro che raffigura il suo Paese appeso sulla parete. Poi si veste, mette sulle sue piccole spalle lo zainetto con dentro i quaderni e il sussidiario, e si avvia a scuola tenendo la sua mano in quella della madre. Quando arriva a scuola però scopre che qualcosa non va. Altre mamme e altri papà sono in agitazione davanti la porta dell’istituto scolastico e parlano a gran voce. Guarda i suoi compagni ma non riesce a capire. I loro volti sono gli stessi di sempre. Gli altri bambini gli vanno in contro e lo salutano, gli mostrano un giocattolo nuovo, un nuovo paio di scarpe. Aboubakar si dimentica presto della strana situazione e si mette a chiacchierare con i suoi amici. Quello che non sa è che gli adulti stanno discutendo di qualcosa di molto importante. Qualcuno in Paese ha deciso che lui non potrà mangiare nella mensa scolastica insieme ai suoi amici perché è straniero. Dovrà portarsi un panino da casa e mangiare in classe come un diseredato, un esiliato, un appestato, quasi che l’essere straniero sia una malattia contagiosa. Quello che non sa è che lui ha il diritto di mangiare a quella mensa insieme a tutti gli altri bambini perché la Costituzione del Paese in cui vive all’art. 2 parla del compito dello Stato di riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo, sia esso cittadino o straniero; e all’art. 3 parla di uguaglianza senza alcuna distinzione. E ancora, all’art. 34 parla del diritto allo studio e dice espressamente che “La scuola è aperta a tutti (…) I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

Quello Che Aboubakar non sa è che queste parole non sono solo parole ma civiltà, democrazia, bellezza.
Non sa che il suo diritto allo studio deve essere effettivo e che quindi gli deve essere consentito anche di mangiare alla mensa scolastica insieme a tutti gli altri bambini pagando un prezzo giusto in base alle disponibilità economiche della sua famiglia. Perché i suoi genitori non vogliono certo approfittarsi dello Stato e non pretendono che il loro bambino mangi gratis alla mensa, ma solo di poter pagare come tutti gli altri genitori in base al proprio reddito e non il prezzo massimo.
Quello che non sa è che il razzismo trova modi ingegnosi per manifestarsi, ad esempio imponendo ai genitori stranieri di presentare documentazioni impossibili da recuperare perché farlo significherebbe dover spendere migliaia di euro per tornare nel proprio Paese, Paese dal quale molti di loro sono fuggiti in ragione di persecuzioni, pericoli, torture, Paesi nei quali a volte neanche ci sono gli uffici preposti a rilasciare tali documenti perché la guerra ha distrutto tutto.
Quello che non sa è che il razzismo vorrà da un bambino straniero e da un uomo straniero sempre qualcosa in più, qualcosa di impossibile, rispetto a quanto chiede a un bambino e a un uomo italiano. Il bambino e l’uomo straniero devono comportarsi meglio degli italiani perché se sbagliano, ciò che sono e la loro nazionalità costituiscono un’aggravante; devono spogliarsi delle loro tradizioni e culture perché se vivono in Italia devono comportarsi come italiani anche se non verranno mai trattati come tali; devono abdicare alla propria religione perché in Italia si deve essere tutti falsi cattolici che vanno in chiesa e poi sputano sugli esseri umani e su quel Cristo che si è fatto uomo tra gli ultimi. Quel Cristo straniero.

Il bambino e l’uomo straniero devono accettare il Presepe a Natale, la carne di maiale nel piatto, un garage come centro di culto, il sospetto onnipresente verso di loro solo perché hanno la pelle nera.

Ma c’è anche qualcos’altro che Aboubakar non sa, qualcosa di bellissimo. E cioè che gli italiani non sono tutti uguali, non sono tutti razzisti, non sputano tutti sulla Croce o sulla Costituzione. Ci sono italiani che si tatuano sul cuore gli articoli 2 e 3 della Costituzione, che vanno in chiesa e poi escono a tendere la mano al prossimo, che in chiesa non ci vanno e sono in piazza a manifestare per il diritto all’uguaglianza, allo studio, all’umanità e al non razzismo. Ci sono italiani che non smetteranno mai di credere in un’umanità unita e solidale, non violenta, non discriminatoria. Italiani che nell’altro vedono solo una persona e non un cittadino o uno straniero. Italiani che raccolgono centinaia di migliaia di euro per sopperire alle dolose mancanze dello Stato e boicottano i tentativi di razzismo. Italiani che sono italiani eppure non vedono la propria nazionalità come qualcosa di decisivo o di limitante. Italiani per i quali la patria non sta nella terra e nei confini ma nelle persone. Tutto ciò Aboubakar lo imparerà presto. Imparerà a fare i conti col razzismo e con l’antirazzismo. Ma ciò che è certo è che non sarà mai da solo.

 

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