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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Il triangolo, la tunica… e l’orso

Alessandro de Concini | Scuola e apprendimento   9 Ottobre 2018   5 min.

 

Oggi ho deciso di raccontarvi la storia di un personaggio leggendario, un pensatore e un insegnante dall’impatto sul mondo impareggiabile, che spesso viene messo da parte quando si citano i grandi padri della filosofia e della scienza, ma che merita uno sguardo molto, molto da vicino. Un uomo che ha diviso la sua vita tra lo studio e la trasmissione del sapere.

E lo so, lo so che vi aspettate una lunga trattazione su qualche palloso filosofo barbuto, ma vi sbagliate: sarà una storia entusiasmante, ve lo garantisco. Vi anticipo solo che c’entra una conversazione con un orso.

 

Pitagora nacque sull’isola di Samo intorno al 570 a.C.

È figlio di Mnesarco, un mercante piuttosto ricco o forse un artigiano specializzato nell’incisione di pietre e sigilli. Samo in quegli anni non era un’isola qualunque, dovete immaginarla come un calderone di cultura, tecnologia, filosofia, architettura, commercio. Incrocio di tradizioni antiche e di innovazione modernissima, il luogo perfetto per crescere e nutrire una giovane mente brillante. Un po’ come la provincia di Bergamo nella stagione della nebbia, insomma.

Non sappiamo niente della giovinezza di Pitagora, ma si dice che abbia viaggiato, viaggiato molto, studiando in Egitto, in Persia, in Fenicia, in Palestina, a Creta, forse persino in India. Alcuni sostengono che abbia conosciuto direttamente Zoroastro (anche chiamato Zarathustra, un altro personaggino mica da ridere) e che abbia imparato persino dai Celti.

Intorno ai 40 anni lasciò Samo, forse dopo un litigio con il tiranno Policrate, e si trasferì a Crotone, nel cuore della Magna Grecia, per fondare una scuola. Acquisì rapidamente potere e fama, e un’influenza politica ben più estesa di quella di un “normale” filosofo.

Più che una scuola, la sua era in realtà una setta, un culto, di cui lui era il leader carismatico.

I discepoli di Pitagora giuravano di mantenere segreti gli insegnamenti del maestro (chiamati “Simboli”), pena l’espulsione e una sorta di morte rituale, e vivevano in comunità una vita molto simile a quella di asceti, con forti restrizioni alimentari (erano quasi del tutto vegetariani). Svolgevano rituali inquietanti nelle grotte per indursi allucinazioni e cose del genere.

Gli allievi veneravano il loro maestro quasi come una divinità scesa in terra e per questo il nativo di Samo è l’incarnazione dei sogni più morbosi dei professori di liceo di tutto il mondo.

Gli insegnamenti di Pitagora coprivano ogni area del sapere dell’epoca: matematica, religione, misticismo, numerologia, danza, ginnastica, politica, astronomia, musica. A Pitagora sono attribuite scoperte epocali nel campo della geometria, destinate a tormentare i sogni degli studenti di tutto il mondo alle prese coi triangoli, nello studio dei corpi celesti (sapeva che la Terra era una sfera e sarebbe stato il primo ad identificare Venere), del clima (aveva diviso il pianeta in cinque grandi zone climatiche, e la sua dottrina della metempsicosi (la reincarnazione delle anime) influenzò generazioni di pensatori metafisici e di guru misticheggianti.

Nutriva un’avversione naturale per il concetto di democrazia, e non è chiaro se morì proprio nel mezzo di una rivolta popolare scatenata contro i Pitagorici da parte di chi proponeva una costituzione democratica, oppure se riuscì a scappare e a salvarsi.

E fin qui tutto normale, sembrerebbe. Un grande studioso, un insegnante carismatico, un pelo tendente all’egomania e al settarismo, ammanicato col potere e ossessionato dalla dieta. Ma è quando si cominciano a leggere i resoconti sulle sue capacità sovrannaturali che le cose si fanno strane molto in fretta.

Di lui si racconta che possedesse una freccia magica proveniente nientedimeno che da Apollo stesso che usava per volare e purificare le persone; che potesse apparire in due luoghi contemporaneamente (David Copperfield non ha inventato niente), che parlasse con gli animali e che i fiumi lo salutassero quando li attraversava (sul serio).

Si dice che possedesse un autocontrollo sovrumano e che, pur essendo di animo gioviale, non ridesse mai. I romani pensavano che fosse il figlio di Apollo, mentre per la tradizione musulmana era un iniziato di Hermes. Aristotele addirittura racconta che un serpente velenoso abbia attaccato il Maestro e lui, in risposta, abbia morso il serpente, uccidendolo. Chuck Norris, ma con una tunica bianca e dei sandali al posto del cappello da sceriffo.

Ma, soprattutto, ed è questo il punto fondamentale di questa storia, alcuni storici raccontano come una volta Pitagora abbia convinto un orso particolarmente aggressivo a smettere di uccidere (e l’orso abbia mantenuto la parola).

 

Io il dialogo con l’orso me lo immagino così.

 

Orso: “RHAWWRRGARRH”

Pitagora alza una mano: “Orso, io sono Pitagora, un filosofo, e ora tu mi starai a sentire.”

Orso: “Coso, sei serio? Sono un orso, peso 700 chili.”

Pitagora scuote la testa: “Il tuo peso è ininfluente, e poi non puoi pesare 700 chili, lo zero non è stato ancora inventato e i chili nemmeno. Comunque, è ora di smetterla con tutta questa violenza. È del tutto fuori luogo. E di cattivo gusto poi.”

L’orso incrocia le zampe: “Sì, ho capito, ma io con la violenza ci campo. Non è che posso andare al mercato a comprarmi le olive, eh.”

Pitagora indica lo stomaco peloso dell’animale: “Il tuo apparato digerente è in grado di digerire praticamente qualsiasi cosa, non c’è bisogno di sventrare animali. Hai mai provato il tofu?”

L’orso aggrotta le sopracciglia: “Tofu? Che cosa sarebbe?”

Pitagora scrolla le spalle: “Lascia stare, scusa, anche questo non l’hanno ancora inventato.” Sbuffa. “È difficile fare i vegetariani senza tofu e senza Instagram”.

L’orso digrigna i denti.

Pitagora: “Sì, hai ragione, torniamo a noi. La gente trova tutte ste bestie fatte a pezzi da te e ha paura, guarda che poi va a finire che ti danno la caccia.”

L’orso sgrana gli occhi: “La gente ha paura di me? Sul serio?”

Pitagora: “Giuro.”

L’orso si passa una zampa sulla testa: “Io… non lo sapevo, davvero. Cioè, ho dilaniato un paio di pecore una volta ma non è che avrei mai attaccato gli umani. Anche perché avete un sapore orribile. Mi dispiace.”

Pitagora annuisce. “Capisco, capisco. Posso contare sul fatto che la smetterai di brutalizzare e assassinare ogni cosa che cammina?”

L’orso si avvicina “Le api che muoiono quando spacco gli alveari per il miele contano?”

Pitagora: “Nah, a nessuno frega niente degli insetti.”

L’orso: “Ottimo. Ok, coso, va bene, basta con le uccisioni. Grazie per avermi spiegato come stanno le cose.”

Pitagora si passa una mano sulla tunica bianca. “Sono un insegnante, è il mio mestiere. Se vuoi calcolare l’ipotenusa di un triang…”

Orso: “RHAWWRRGARRH”

Pitagora: “A presto, è stato un piacere.”

 

***

 

Sull’influenza che ha esercitato sui suoi allievi e sugli studiosi a secoli di distanza, Pitagora è difficile da battere. Tra le menti che ha toccato si annoverano personaggi come Platone, Aristotele, Copernico, Keplero, Newton (che gli attribuì la scoperta della legge di gravitazione universale), Einstein. Lo nominarono o omaggiarono nelle loro opere Ovidio, Shakespeare, Mozart, Shelley, Dante. Ne copiarono la dieta vegetariana Tolstoj e Shelley.

Stiamo parlando di un pezzo da novanta assoluto della storia del sapere, un insegnante che ha dedicato la sua vita al sapere e alla comunicazione dello stesso. Un uomo complicato, a metà tra un santone, un asceta e uno scienziato, l’oggetto di miti agiografici che lo accostano alla pari con figure come quelle dei fondatori delle grandi religioni.

La figura di Pitagora è una delle più affascinanti della storia del pensiero umano, e, parlando di insegnanti, non posso non includerlo nella lista dei più grandi di tutti i tempi.

E poi, parlava con gli orsi.

 

 

L'autore







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