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1º ottobre 1935. Buon compleanno, Julie Andrews!

Maria Basso | Accade Oggi   1 Ottobre 2018   3 min.

 

Dame Julie Andrews, pseudonimo di Julia Elizabeth Wells nasce a Walton-on-Thames il 1º ottobre del 1935). È un’attrice, cantante, regista e scrittrice britannica.

Julie Andrews è considerata una leggenda vivente, vincitrice di tutti i maggiori premi del mondo dello spettacolo, fra cui un Oscar, cinque Golden Globe, due Emmy, tre Grammy, due BAFTA, un People’s Choice Award, uno Screen Actors Guild, un David di Donatello, tre nomination al Tony (una rifiutata) e insignita dell’onorificenza di dama di commenda dell’Ordine dell’Impero Britannico, del Premio Kennedy e della Lincoln Medal. La Andrews ha una sua stella sull’Hollywood Walk of Fame, al 6901 dell’Hollywood Boulevard.

Dotata di una portentosa voce di quattro ottave, è una bambina prodigio di successo nel circuito del music-hall inglese degli anni quaranta. Appena adolescente fa il suo debutto a Broadway con The Boy Friend e, successivamente, è protagonista di classici del teatro musicale come My Fair LadyCamelot. A ventisette anni gira il suo primo film: Mary Poppins, al quale seguono altre pellicole di grande successo, come Tutti insieme appassionatamente, che la consacrano come l’attrice più pagata e richiesta degli anni sessanta. Durante un periodo di declino nel cinema del decennio successivo incrementa le sue apparizioni televisive e dal vivo, e comincia la sua seconda carriera, quella di scrittrice per l’infanzia. Negli anni ottanta vive un revival cinematografico con film quali 10S.O.B. e Victor Victoria, girati dal secondo marito, il regista Blake Edwards. Negli anni novanta torna a trionfare nel teatro musicale di Broadway ma, nel 1997, un’operazione non riuscita alle corde vocali la priva della sua gloriosa voce di cantante. Negli anni duemila arriva un secondo revival cinematografico, grazie a commedie per famiglie come Pretty Princess e Principe azzurro cercasi, e blockbuster animati ai quali presta la propria voce, fra questi i sequel di Shrek e Cattivissimo me. Negli anni più recenti intraprende le carriere di regista teatrale e di autrice e produttrice televisiva. Nel 2017 debutta su Netflix la serie Julie’s Greenroom, scritta, prodotta e interpretata dalla Andrews.

Da sempre l’immagine pubblica di Julie Andrews ha una valenza ambigua, essendo l’attrice sia un personaggio per famiglie che un’icona presso le comunità gay e lesbiche, soprattutto nel mondo anglosassone. La Andrews stessa ha commentato sul suo unico status dicendo: “Sono uno strano miscuglio: da un lato sono un’icona gay e, dall’altro, ricevo l’approvazione di nonne e genitori (…). Non ho mai capito cosa renda qualcuno un’icona gay perché ce ne sono di tipi talmente diversi (…) ad ogni modo è una cosa che mi lusinga molto.” “Sono sempre stata un’alleata dei movimenti LGBT”.

Lo studioso australiano Brett Farmer, nel suo saggio del 2007, Julie Andrews Made Me Gay, rimarca come la posizione della cantante sia “singolare in quanto è una delle poche dive che godono di uno stesso livello di popolarità presso il pubblico gay e quello delle lesbiche”. La Andrews è spesso menzionata come influenza formativa e pregna di significati nella narrativa sull’identità omosessuale, per esempio in The Queen’s Throat: Opera, Homosexuality, and the Mystery of DesireDoes Freddy Dance e Widescreen Dreams: Growing Up Gay at the Movies.[81] Lo stesso dicasi dei film nati sulla scia del New Queer Cinema (Jeffrey (1995) e Beautiful thing (1996), per esempio) e nella drammaturgia omosessuale degli ultimi venti anni (Love! Valour! Compassion! di Terrence McNally e Hushabye Mountain di Jonathan Harvey, fra i tanti). Numerosi sono gli artisti che citano la Andrews come punto cardine della loro formazione queer: da Rufus Wainwright e Rupert Everett a Ernesto Tomasini e Chris Colfer.

È interessante notare come il fascino dell’attrice presso i gay sia da ritrovarsi tanto (se non di più) nei film che cementarono la sua immagine “zuccherosa”, quanto in Victor/Victoria e gli altri suoi lavori di argomento dichiaratamente omosessuale. Recentemente eminenti autori di studi sulla sessualità nell’arte e nella cultura, come Stacy Wolf e Peter Kemp, hanno proposto una diversa lettura dell’immagine proiettata dai suoi due film più famosi, interpretandola come una forza trasgressiva, sovversiva e rivoluzionaria, piuttosto che quella di una governante sdolcinata dedicata a mantenere lo status quo tradizionale. Secondo questa lettura gli spettatori gay si identificherebbero con una Mary Poppins indipendente, anarchica e contro ogni ordine prestabilito. Il libro di Stacy Wolf, A Problem Like Maria – Gender and Sexuality in the American Musical, analizza lo stile inimitabile dell’attrice (il suo gusto per il camp tanto amato da una grossa porzione del pubblico gay) e dedica un intero capitolo a Tutti insieme appassionatamente, studiandolo da una prospettiva queer e femminista, facendo luce sulla sua importanza per le spettatrici lesbiche. L’edizione Sing-a-Long del film è stata originariamente creata per il London’s Gay and Lesbian Film Festival del 1999.

 

Fonte:
Wikipedia

 

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