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Zagreo

Roberto Bernasconi | Racconti Mitici   27 Settembre 2018   3 min.

 

Zagreo fu generato da Persefone, sposa di Ade. Era già la regina degli Inferi quando Zeus si mutò in serpente per potersi unire a lei. Ci riuscì; e da questa unione nacque Zagreo. Era il figlio prediletto di Zeus. Lui lo amava più degli altri, persino di Pallade Atena, che era nata dalla sua testa. Lo amava così tanto, che per la prima volta ignorò i Destini che l’avrebbero voluto eterno sovrano del cielo e della terra, decretando che Zagreo gli sarebbe succeduto una volta diventato adulto.

“Perché lo ami così tanto?” gli chiedeva Hèra, sua moglie, corrosa dall’invidia, poiché mal sopportava che ai suoi figli legittimi lui preferisse il figlio di un adulterio. Ma Zeus la ignorava, quasi lei sapesse già la risposta. Hèra non riusciva a tollerare la sua presenza. E nonostante tutti gli altri dèi nutrissero per il giovane dio la compassione umana che un adulto prova per un fanciullo, che in fondo non ha alcuna colpa, il suo odio aumentava giorno per giorno. Sicché Zeus, che ricordava molto bene fino a che punto sarebbe potuta arrivare, consegnò Zagreo, avvolto ancora dalle fasce, a Hèrmes, perché fosse affidato ai giganti che vivono sul monte Ida, a Creta. Lì sarebbe vissuto, protetto da quegli esseri mostruosi, dediti alla pastorizia e fedeli al padre degli dèi fino alla morte.Zagreo fu generato da Persefone, sposa di Ade. Era già la regina degli Inferi quando Zeus si mutò in serpente per potersi unire a lei. Ci riuscì; e da questa unione nacque Zagreo. Era il figlio prediletto di Zeus.
Ma la regina, a cui Nemesi aveva già consegnato i suoi propositi di vendetta, si fece consumare da un odio indegno in un dio, e si rivolse alla feccia del mondo divino: i Titani.

Allora i Titani vivevano ancora sulla terra. Da quando erano caduti insieme a Kronos, spinti giù dai primi veri dèi dell’Olimpo, erano dediti alle pratiche più barbare. Si tenevano, in genere, lontani dagli uomini, per via della loro superbia – loro, un tempo, avevano governato sull’universo -, anche se a volte, mossi dalla loro brama di possesso, rapivano le figlie degli uomini e le violentavano. I loro discendenti, i figli che i Titani ebbero dalle donne mortali, furono la vera causa del diluvio universale. I Titani erano una stirpe intrisa di malvagità, una razza che Zeus spesso aveva pensato di distruggere. Gli serviva soltanto il giusto pretesto.
Si racconta che, quando Iride, l’araldo di Hèra, li illuminò, mostrando cosa avrebbero dovuto fare, una follia immane li colse, e tutta la loro vera Natura si manifestò nei volti bestiali, nel loro modo di correre, di inseguire Hèrmes che era ancora in viaggio. Lo raggiunsero quando era ormai notte, e il dio era già sbarcato sull’isola di Creta. Come cento leoni che si aggrappano sul ventre dell’antilope, facendola cadere sul suo stesso sangue, i Titani aggredirono Hèrmes, togliendogli dal grembo il figlio prediletto di Zeus. Il piccolo Zagreo, svegliandosi, emise delle piccole grida. Non appena ebbero ottenuto ciò per cui erano stati scelti, raggiunsero un’ampia vallata, illuminata in ogni angolo dai raggi della Luna. Subito venne accesa un’enorme fiamma. Accanto al falò, su una pietra, venne adagiato il piccolo Zagreo; immobile, attese che la lama recidesse la sua giovane vita.

 

***

 

I Titani danzavano, cibandosi del suo corpo. Il sangue del dio grondava dalle loro bocche, e scendeva fino alle ginocchia. I piedi battevano a terra, a ritmo dello scoppiettio del fuoco.
Era orribile: la Luna ebbe paura, e si nascose dietro una nuvola nera; gli alberi piansero le loro foglie finché, nudi, non si stracciarono i rami per la disperazione; i fiori morivano, gettando degli urli silenziosi per ogni petalo. Su tutto questo trionfava il sorriso di Hèra!

E all’alba, quando il rosso della terra si tinse col rosso del sole nascente, finì la macabra danza; i Titani caddero a terra, stanchi. Pallade, che aveva osservato tutto da lontano, e non era riuscita a impedire che il destino voluto da una dea più grande di lei si avverasse, ebbe pietà di quel bambino di cui rimaneva ancora il cuore, intatto, sopra i tizzoni ardenti. Dunque lo prese, lo baciò – era tutto ciò che rimaneva di un bambino innocente – e lo mise su un piatto d’argento. Prima di andarsene, chiamò a sé uno stormo di corvi neri. E questi, calando sopra i corpi esausti dei Titani, ripeterono la danza cavando i loro occhi.

La dea, nel frattempo, già aveva varcato la soglia della reggia del padre Zeus, e di fronte al suo trono mostrò il vassoio d’argento, sul quale pulsava ancora il cuore del piccolo dio Zagreo.
E un grido tremendo si udì in ogni angolo della terra.

 

 

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