• La Redazione | Chi siamo | Newsletter

    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Il mondo a metà

Alessandro de Concini | Scuola e apprendimento   9 Settembre 2018   3 min.

 

Chiudi gli occhi e immagina, per un istante, che con uno schiocco di dita la metà esatta delle persone sulla terra perda ogni forma di istruzione.

Come se non fossero mai andati un solo giorno a scuola, non avessero mai imparato a leggere e a scrivere, ignorassero le operazioni elementari, sapessero poco o nulla di storia e di geografia, e ancora meno di scienze.

Immagina le conseguenze di questo: conseguenze sociali, certo, umane, ma anche economiche, scientifiche, politiche. Immagina i miliardi di menti sprecate e mai fatte fiorire.

Non è un bello scenario da immaginare. È un mondo a metà.

Adesso apri gli occhi e smetti di immaginare. Quel mondo esiste, soltanto non qui, dove io scrivo su un foglio digitale e tu leggi su uno schermo a magari un migliaio di chilometri di distanza. È un mondo che un sacco di bella gente lotta ogni giorno per realizzare, bella gente come ad esempio i Talebani in Pakistan. Ma è anche uno scenario più che normale in Afghanistan, in vaste aree del Sudamerica (ad esempio in Brasile), in India, in Nigeria, in Siria. La metà delle persone di cui si parla, molto spesso, sono le donne, ma il problema si estende anche oltre.

E allora, visto che in questa nostra rubrica mensile parliamo di apprendimento e istruzione attraverso delle storie, ho deciso di raccontarvi questo mese due storie vere sull’istruzione da quel mondo a metà, una delle quali molto famosa, l’altra meno.

Partiamo dalla storia famosa, la storia di Malala.

Malala Yousafzai vive nella valle di Swat, in Pakistan, è figlia di un insegnante che è anche un attivista e un tipo che non le manda a dire. Quando Malala ha undici anni i Talebani conquistano la valle e sono proprio molto convinti che le donne non debbano andare a scuola.

Il padre di Malala però continua ad essere uno che non le manda a dire e non è una sorpresa che anche la figlia nel giro di qualche anno diventi un simbolo della protesta e della resistenza contro i talebani. Malala ci tiene proprio ad andare a scuola, e le pare una buona idea che anche le altre ragazze e bambine possano farlo. Un tizio mascherato sale sullo scuolabus, le punta una pistola alla tempia e spara. A lui non pareva una buona idea.

Malala si sveglia in Inghilterra una decina di giorni dopo, sfigurata ma viva. C’è sicuramente da ringraziare Allah o chi per lui, ma anche i neurochirurghi ci hanno messo del loro. Da lì la ripresa della lotta, il premio Nobel, la fondazione, gli incontri coi grandi della Terra, l’ammissione a Oxford.

L’altra storia invece è la storia di Gianpaolo. Gianpaolo è un ragazzo di vent’anni, anche lui Pakistano. È stato cresciuto a pane e libri sacri e invece di andare a scuola ha imparato a memoria un sacco di preghiere complicate. I suoi genitori e i suoi amici gli hanno detto che è davvero una pessima idea che le donne studino e che porta a delle conseguenze pericolose, e lui lo prende per buono. Del resto, perché dovrebbero dirgli una cosa del genere se non fosse vera?

Così un giorno gli danno una pistola e lo spediscono su uno scuolabus a zittire una ragazzina dalla lingua lunga (figlia di un padre dalla lingua lunghissima). E lui si mette un passamontagna, le punta una pistola alla tempia e spara. Ma Gianpaolo è davvero sfortunato e la ragazzina non soltanto non muore, ma diventa un simbolo mondiale e scatena una reazione che porta i genitori e gli amici di Gianpaolo a passare un brutto quarto d’ora e un sacco di giovani donne in tutto il mondo a lottare per poter studiare.

Lo so, lo so, questa non è una storia vera, mi avete scoperto: il ragazzo in realtà non si chiamava Gianpaolo.

La cosa che trovo interessante di queste due storie è quanto vicine siano quando le si osserva senza il giudizio morale che è davvero facile associarci. Ci sono dei ragazzini che non hanno accesso a quella che noi definiremmo “istruzione”. C’è un posto dove la gente ha delle idee bizzarre riguardo a chi può o non può studiare, a che cosa si possa studiare e a che cosa voglia dire studiare. Queste idee portano a conclusioni violente.

La distanza tra chi sta da un lato della pistola e chi sta dall’altro è solo di una decina di centimetri.

Il problema è l’istruzione, la soluzione anche. Potervi accedere senza preoccupazioni e discriminazioni, o poterne ricevere una vera e non una parodia invasata.

Quando penso a queste storie e alle mille altre simili che sentiamo ogni giorno mi torna sempre in mente quel detto che suona più o meno così: “regala un pesce a un uomo e lo sfamerai per un giorno, insegnagli a pescare e lo sfamerai per tutta la vita”. Ci aggiungerei una terza parte: “diffondi una vera istruzione senza lasciare fuori nessuno e ci saranno pesci per tutti”. E non solo per la metà.

 

 

L'autore







Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

6 + 8 =


 

È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
È vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall’autore.

Se riscontri problemi con il sito web, contatta il webmaster.

redazione@ilraccoglitore.com

 

Ti piace scrivere?

il Raccoglitore è qui per raccogliere storie! Se vuoi inviarci la tua candidatura, scopri come fare.

Scrivi con noi

Newsletter

Seguici su

il Raccoglitore 1.0 © Copyright 2021 - lunedì 29 Novembre, 2021 06:34