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Risponde Lucia

Lucia Battistel | Email alle donne di carta   7 Settembre 2018   4 min.
E-mail alle donne di carta - Lucia Battistel - racconti, storie, lettere, email

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Cara Lucia,

Ti scrivo per ringraziarti per quello che, non sapendolo, hai fatto per me.

Proprio il mese scorso, facendo pulizie in casa, mi sono imbattuta in una vecchia edizione scolastica de I Promessi Sposi, quella che usavo al liceo. Sfogliandone le pagine mi è sembrato di rivivere la stessa inquietudine che provavo tra i banchi, prima che il professore rompesse il silenzio tombale della classe per annunciare forte e chiaro il nome dei condannati all’interrogazione. A ripensarci, sento ancora lo stomaco strizzato come un sacchetto di biglie tra le mani di un bimbo. Da giovane l’avevo sempre trovata, con tutto rispetto per Manzoni, un’opera lenta e noiosa, sicuramente complice anche il fatto che la ritenessi responsabile (proprio l’opera in sé, e non il fatto che non l’avessi studiata a dovere) dei miei voti mediocri. Nonostante tutta questa mia ostilità, non volendomi arrendere a credere che le cose avvengano per puro caso, ho deciso di darle una seconda possibilità per farmi ricredere. Così ho iniziato a divorarla e a farmi prendere così tanto dalla storia da desiderare di tornare a casa la sera solo per continuare la lettura, il che penso sia una cosa che succede spesso ai lettori accaniti, ma ti assicuro che a me non era mai capitato. Questa riscoperta è stata molto di più, però, di una semplice infatuazione letteraria: è stato un messaggio che qualcuno, chiunque esso sia, ha voluto lanciarmi.

Al capitolo XXI, quando ti tengono prigioniera nel castello, ho riconosciuto la mia sofferenza nella tua. Nella violenza delle parole del tuo sequestratore ho visto quella di un uomo con cui ho dovuto avere a che fare per troppo tempo, una bestia che ha trovato il modo di mettere in discussione la mia voglia di vivere. Nelle tue implorazioni e nel tuo appellarti a Dio ho ricordato la mia disperata chiamata d’aiuto alla polizia in quell’umido sgabuzzino dove quell’uomo mi aveva chiusa a chiave a soffocare tra stracci e scatoloni. Nella tua speranza ho trovato la mia forza. E nel pentimento dell’Innominato ho immaginato quello del mio torturatore, e gli ho messo in bocca le scuse sincere che non ho mai ricevuto, per rendere più sopportabile la prospettiva di un perdono. Non sono mai stata troppo religiosa, eppure in quel momento ho sentito Dio parlare anche a me. Lui ha dato voce all’impensabile, dicendomi: “Perdonalo”, e io gli ho risposto: “Come faccio, Dio? Quello che mi ha fatto è troppo grande. E io sono solo io. Certe cose puoi perdonarle solo tu”. “Perdonalo, sarai felice”. Così ho fatto, almeno credo di esserci riuscita. In vista di quella felicità che mi è stata promessa, l’ho perdonato. Non perché lui se lo meritasse, ma perché volevo pace. Sarà un perdono imperfetto, ma è il massimo che la mia forza mi permette di concedere. Forse verrà il giorno in cui riuscirò a perdonarlo del tutto, ma non finché mi sembrerà di sentire ancora le sue mani stringermi il collo o tirarmi per le orecchie fino in cucina e farmi violenza. Non finché il dolore che mi porto dentro mi farà sentire vulnerabile come se fossi nuda in una stanza piena di gente, o impegnativa come una matassa con i fili talmente attorcigliati che nessuno sa venirne a capo, o finché l’eco dei suoi ordini riuscirà a raggiungere ancora le mie orecchie e dirmi cosa fare, dove andare, chi essere.

Vittoria

 

 

Cara Vittoria,

Sono contentissima di esserti stata d’aiuto in qualche modo, anche se in realtà vorrei poter fare di più che essere solo me stessa. A immaginarti, vedo una donna composta, ma con lo sguardo malinconico. Te ne vai nascondendo dietro un decoro che ti fa solo onore una sofferenza indicibile, ma a chi ti guarda attentamente deve essere chiaro che porti negli occhi una traccia, un’orma di quel che hai vissuto, come una ciglia fastidiosa che ti naviga nell’iride. Non penso di meritarmi chissà quale ammirazione: è ben più semplice perdonare chi è sinceramente pentito. Ma concedere il perdono a chi non ha mostrato nemmeno l’intenzione di tornare sui suoi passi è un’impresa tutt’altro che semplice, forse tutt’altro che umana. Non ti sei chiesta che forse è proprio per questo che Dio ha scelto te per viverla? Pensi davvero che Dio sceglierebbe un percorso facile per chi sa scalare una montagna senza arrancare? O che, al contrario, affiderebbe una strada impervia a chi sviene alla prima salita? Dici: “Io sono solo io”, ma forse non ti sei resa conto di cosa questo significhi davvero, cosa significhi essere “Vittoria”. Ma Dio ti conosce più di te e sa di cosa sei capace. Se fai fatica a crederlo davvero, almeno fidati di me: nella tua lettera c’è una forza incredibile, molta più di quanto pensi. Sfruttarla per dare contro a te stessa vergognandoti per quello che è successo, o dare contro agli altri perché non riescono a capirti appieno, o contro a quella bestia per quello che ti ha fatto, non fa altro che alimentare un circuito di violenza, e dare ossigeno al male. È per questo che prescrivono il perdono: per disincagliarsi da una situazione di sofferenza, passare avanti, guardare oltre, e permettere alla vita di sorprenderti un’altra volta senza che tu senta la necessità di alzare i pugni ad ogni sentore di pericolo, a guardia del tuo cuore rancoroso.

Certo, io sono di parte, la mia fede mi riempie il cuore più di ogni altra cosa, e tendo a voler vedere il buono in ogni cosa, anche nel peggiore dei mali, per quanto sia difficile da sostenere ed accettare. Ma davvero tutto questo è parte di un piano, io lo credo, lo so. Tutto questo, per quanto terribilmente doloroso, ha un senso. Tutto il dolore ce l’ha, in fin dei conti, nonostante la sua intensità e la sua durata. E ognuno avrà quello che gli spetta, nel bene e nel male. Non sappiamo bene dove o quando: forse qui, forse altrove, forse ora, forse dopo. Ma avverrà, sarai ripagata di tutto, lo so per certo. Abbi fede, e fatti forza. Anzi, più che “farla”, riconosci quella che hai già dentro di te, e non concedere a nessun altro al di fuori di questa il potere di dettare i tuoi passi.

Lucia

 

 

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