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Tomb Raider. Le storie di Lara Croft

Maria Basso | Fumetti e Videogiochi, Intrattenimento   13 Giugno 2018   4 min.

Shadow of the Tomb Raider - la fine dell'inizio - settembre 2018

 

Zainetto marrone, canotta azzurro cenere, pantaloncini da scout attillati, doppia fondina alla vita che fa da culla a due USP match, calibro 9mm. Non può non saltarvi alla mente un nome: Lara Croft.

Secondo la Core Deign, nasce ad Abbington in Inghilterra, il 14 febbraio 1968. Appassionata di archeologia fin da giovane, nonostante i continui contrasti con i propri familiari, che vorrebbero darla in sposa ad un giovane aristocratico inglese, vivrà la propria vita girando il mondo e scoprendo diversi siti archeologici.

In una seconda versione della sua biografia, questa volta arricchita dalla Crystal Dynamics, Lara è appoggiata dai suoi genitori, tanto che questi ultimi diventeranno il movente che la renderanno protagonista di numerose avventure; dopo un incidente nell’Himalaya, la madre scompare in circostanze misteriose, quando Lara aveva soltanto nove anni. In questo lasso di tempo, seguirà suo padre in giro per il mondo ed apprenderà in prima persona il mestiere dell’archeologo. Fino ai diciassette anni, quando si ritroverà ad affrontare anche la scomparsa del padre, questa volta in Thailandia.

Successivamente Lara diventerà legittima erede del maniero Croft, quartier generale e casa-museo, testimone inanimato di tutte le sue avventure.

Biografie dettagliate e peculiari, di un personaggio che se non sapessimo essere la protagonista di un videogame, potrebbero essere affibbiate con tutta facilità ad un personaggio reale, qualcuno destinato a restare nella storia. Ma dopotutto, Lara Croft – Tomb Raider – è la storia delle console.

Storia che inizia con i cubi, ai tempi in cui la grafica 3D non era ancora avanzata. Ma è proprio quest’ultima ad aver reso riconoscibilissima la nostra Lara. Chi non ha mai riso dei suoi seni a punta? O dei suoi movimenti meccanici, che la portavano – ci portavano – almeno una decina di volte a capitolo a sbattere contro uno dei muri di una tomba egizia. Oppure i salti da una parte all’altra, che se non pigiavi in tempo il triangolo ci si ritrovava a fare un bel salto nel vuoto, accompagnato dall’urlo inconfondibile di Lara, poco prima del tonfo. E, a proposito di salti, qui parte automatica la famosa frase: “Salta il crepaccio!”3, recitata dal mentore di Lara, Von Roy. Di conseguenza non possiamo non ricordare quest’ultimo posseduto dal dio Seth.

Come non possiamo dimenticarci delle pause tra un capitolo e l’altro al maniero Croft. I tuffi nella piscina, i salti e le capriole nella palestra, le corse nei corridoi e nelle biblioteche. Il maggiordomo! Che ci si chiede come possa essere ancora vivo dopo i continui soprusi nostri e di Lara, dopo essere stato almeno una volta rinchiuso nella cella frigorifera. E quel suo vassoio d’argento, con sopra una tazza ed una teiera di colore blu, che era lì per un motivo: fare da scudo alle pallottole vaganti.

E sarò ripetitiva, ma ritorno in Egitto – perché credo che Tomb Raider: The Last Revelation sia il capolavoro in assoluto di tutta la saga – dove ci ritroviamo di fronte alla tomba del dio Seth. Accompagnati da un uomo che dovrebbe farci da guida, ma che al minimo pericolo eccolo lì che scappa. E rimaniamo soli a fare compagnia a Lara nella sua grande avventura in Egitto, fino alla fine dove sembra apparentemente morta.

Ma la saga non finisce qui, continuerà con Tomb Raider: Chronicles e Tomb Raider: The Angel of Darkness. Con questi ultimi si chiude il capitolo Core Deign e si apre quello della Crystal Dynamics, con la trilogia Legend, Anniversary e Underworld. Il secondo è un remake del primo episodio.

 

Tomb Raider, versioni Lara Croft - Storia

 

La storia di Tomb Raider è anche la storia della grafica computerizzata; qui notiamo infatti una chiarissima novità. Il game play è molto più fluido e le immagini non sono più pixelate, ma molto più morbide. Lara Croft è diventata ancora più reale. Permangono gli enigmi quasi impossibili da risolvere che trovavamo nei primi capitoli, ma non riscontriamo più le difficoltà che avevamo agli inizi per quanto riguarda i salti e le arrampicate. Non siamo più noi a dare gli input a Lara, è lei che ci porta in giro, alla scoperta di nuove tombe e nuovi misteri.

Con lei siamo arrivati fino ad Atlantide, abbiamo visto le piramidi in Egitto, la Muraglia Cinese, il Tibet, l’Alaska, addirittura l’Area 51. Per non parlare del mausoleo con i resti di Re Artù, i Cavalieri della Tavola Rotonda e la famosa spada Excalibur. Infine, il Mjöllnir, il martello di Thor.

Ma come siamo arrivati alla nostra Lara archeologa, matura ed esperta?

Nel 2013 ecco che arriva in nostro soccorso il reboot, sviluppato dalla Crystal Dynamics e prodotto dalla Square Enix. Questa volta conosciamo una giovane Lara, ancora inesperta. La sua biografia si aggiorna, e diversamente dalle prime versioni, stavolta Lara nasce nel 1992. Anche qui dovrà fare i conti con i contrasti della famiglia, ed anche qui non si lascerà fermare. Partirà con l’equipaggio della nave Endurance e dovrà far fronte alle sue prime avventure in assoluto. Sulla strada incontrerà amici, nemici e conoscerà soprattutto la se stessa ricercatrice e avventuriera.

Come confermano il reboot e il secondo episodio della saga Rise of the Tomb Raider, siamo ormai lontani dal videogioco delle origini. Si ha la predilezione per l’action-adventure. L’azione fa da padrona in un gioco che dà poco spazio agli enigmi che erano parte centrale dei vecchi Tomb Raider.

In attesa del nuovo capitolo Shadow of the Tomb Raider: la fine dell’inizio (settembre 2018), restiamo qui a portarci dentro un mix di malinconia e sentimenti dal sapore agrodolce, che ci fanno sperare di ritrovare una Lara Croft alle prese con un numero meno esiguo di misteri da risolvere.

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