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Galeotto fu il tubetto

Maria Basso | Arte, Artifacts   2 Maggio 2018   2 min.
Tubetti di colore, tubetti di stagno - Arte, Artifacts - Impressionisti

Tubetti di colore, tubetti di stagno - Arte, Artifacts - Impressionisti

Ci sarebbero mai stati gli Impressionisti senza l’invenzione dei tubetti di colore?

Nei primi anni Sessanta dell’Ottocento si riunivano in quel di Parigi i rifiutati. I verdetti della giuria del Salon Ufficiale de l’Académie des beaux-arts furono alquanto rigidi, escludendo quasi tremila opere. Una severità appoggiata anche dai borghesi parigini che deridevano quest’ultime o che, nei peggiori dei casi, si ritrovavano addirittura scandalizzati. Ma il pubblico spietato non è riuscito a fermare i nostri giovani protagonisti e con il Salon des Refusés, fondato da Napoleone III nel 1863, i rifiutati diedero il via, nel 1864, ad una delle correnti artistiche più apprezzate di sempre: l’Impressionismo.  

Édouard Manet, Claude Monet, Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir, Camille Pissarro e altri li possiamo immaginare con il cavalletto in spalla andare contro tutti, contro il Salon e la sua giuria, contro i parigini conservatori e pudici; possiamo immaginarli fare capolino nei luoghi più comuni di Parigi e andare incontro ai colori della natura. Ed è probabilmente nel colore che vive l’anima degli Impressionisti.

Richiamati in quell’atmosfera di rottura con il passato, è qui che misero in pratica quelle teorie sul colore dettate soprattutto da Eugène Chevreul nelle sue Leggi sull’accostamento dei colori. Chi ha studiato al Liceo Artistico riconoscerà senza dubbio il cerchio cromatico che ci illustra come i colori, se accostati al loro complementare, risultino molto più luminosi.

Ma cosa c’entrano i tubetti di stagno con questi artisti? Ci stiamo arrivando.

Pennellate veloci, decise, a volte casuali, che vivevano di vita propria. Così Monet e colleghi creavano le loro opere, e in questo caso dare vita non è un eufemismo. Sappiamo tutti che la peculiarità dei nostri protagonisti era quella di dipingere en plein air, all’aria aperta, e se guardiamo con attenzione, se ci immergiamo in quelle pennellate tanto veloci quanto vive, possiamo sentire i rumori, o i silenzi, che circondavano gli artisti nell’attimo in cui stavano creando qualcosa destinato a finire nei libri di storia dell’arte.

A proposito di colori, in quanto a materiale, fino ad allora i pittori solevano prepararli nei loro atelier, mescolando i vari pigmenti. Pratica non tanto comoda per gli Impressionisti, proprio in virtù della loro abitudine a dipingere all’aria aperta. Inconsciamente venne loro in soccorso un americano, John Rand, l’ideatore dei tubetti di stagno che già dal 1841 aveva messo a punto un qualcosa che potesse sostituire i pacchetti di vescica di maiale.

Allora, al cavalletto in spalla si aggiunsero questi tubetti portatori di colore. E citando Renoir: “Senza i tubetti di colore non ci sarebbero stati Cézanne, Monet, Sisley o Pissarro, niente di ciò che i giornalisti avrebbero chiamato Impressionismo”.

Quindi no, senza i tubetti di stagno non ci sarebbero stati gli Impressionisti. Non ci sarebbe stato Renoir e non ci sarebbero state Levar del Sole o le meravigliose versioni della Cattedrale di Notre Dame.

Monet - Levar del Sole - Arte, Artifacts - Impressionismo

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