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Dylan Dog, un londinese nato in Italia

Dylan Dog - L'alba dei morti viventi - primo numero - il Raccoglitore

Nel mondo del fumetto la scelta tra letture in lingua originale e traduzioni è incredibilmente vasta. Vorrei concentrarmi su uno dei grandi classici che anche i profani avranno sentito nominare almeno una volta: Dylan Dog.

Considerato il cult del fumetto italiano, direttamente dalla mente di Tiziano Sclavi e dalla cura grafica di Claudio Villa, Dylan è senza dubbio il successo fumettistico di genere horror made in Italy dal 1986. C’è da andarne fieri, perché tutt’oggi è un successo con alle spalle una schiera di appassionati seguaci (i dylaniati), anche delle generazioni più recenti.

Ma partiamo dall’inizio. Il primo numero uscì nel 1986 con L’alba dei morti viventi, dove facciamo la conoscenza dell’indagatore dell’incubo e del suo bizzarro mondo, in una Londra moderna popolata da persone all’apparenza normali che si rivelano essere mostri, zombie e vampiri, nascosti nella routine giornaliera. La vita di Dylan ci viene raccontata man mano nei vari episodi, intrecciandosi con la narrazione dei fatti, una lettura che appassiona e rapisce fino all’ultima pagina, lasciando con il desiderio febbrile di leggere cosa avverrà dopo.

L’ideazione del personaggio iniziò già nel 1985, quando Sclavi propose a Sergio Bonelli un rilancio horror nella sezione fumetti, provvisoriamente chiamato Dylan Dog (rimasto tale) con l’idea che sarebbe stato modificato una volta completato. Per il nome, Sclavi fu ispirato dal poeta e scrittore gallese del primo ‘900 Dylan Thomas. Il cognome venne estrapolato da un libro che vide in libreria: Dog figlio di, scritto da Mickey Spillance, fumettista, scrittore e sceneggiatore statunitense.

Le fattezze del nostro Old Boy (così verrà chiamato dal caro amico, l’ispettore capo Bloch, di Scotland Yard) sono ispirate dall’attore britannico Rupert Everett e i fatti narrati si concentrano dai trent’anni in poi del nostro protagonista. Gli viene affiancata una spalla comica che si occuperà di rendere l’ambiente ancora più surreale: Groucho, sosia dell’attore comico Groucho Marx.

Finite le presentazioni di rito, passiamo ai fatti, a prima che il nostro Dylan diventasse l’indagatore dell’incubo. A vent’anni diventa poliziotto a Scotland Yard e una serie di eventi (niente spoiler, leggete il fumetto!) lo porterà a diventare un alcolista e in seguito il detective che tutti conosciamo. La sua personalità è controversa e piena di particolarità che lo rendono allo stesso tempo inadatto e drammaticamente perfetto per il ruolo che ricopre. È astemio a causa del suo passato, vegetariano in quanto rispetta ogni forma di vita (infatti è anche testimonial della campagna contro l’abbandono degli animali) e ama smodatamente la pizza, una piccola passione che vuole un po’ ricordare le origini italiane; soffre di un numero indefinito di fobie e piccole manie tra cui la claustrofobia, un deficit non indifferente se devi addentrarti in cripte popolate da colonie di vampiri o laboratori angusti e sotterranei dove lo scienziato pazzo di turno crea un moderno Frankenstein; suonatore di clarinetto, costantemente principiante e compulsivamente fissato sul brano Il trillo del diavolo di Tartini; appassionato di modellistica, cerca ogni volta di ultimare la scala ridotta di un galeone che è strettamente collegato al suo passato; ha la fama di rubacuori e sciupafemmine, ma lui dichiara ogni volta che si tratta di amore vero e noi lettori gli crediamo (anche se la relazione con la fanciulla di turno dura appena una settimana); il suo abbigliamento è sempre lo stesso: camicia rossa, giacca nera, jeans e scarpe Clark marroni. That’s Dylan.

Il fumetto in sé è un concentrato di cultura moderna e passata, con citazioni che spaziano dalla musica alla letteratura, per arrivare a fatti realmente accaduti e leggende anglosassoni. Fumetto sì, ma anche dispensatore di filosofia e riflessioni profonde sulla vita e il genere umano. Dylan è un personaggio complesso, non il solito eroe da fumetto, perfetto e fatto di sola positività, anzi ci mostra un essere umano che combatte mostri, e metaforicamente possiamo pensare che quei mostri, così reali che uccidono e creano scompiglio, siano in realtà mostri interiori e non così orribili come potrebbero essere le persone o noi stessi.

La città e i suoi abitanti non credono nei fantasmi, nelle creature che vivono in altre dimensioni e lo stesso Dylan si dichiara scettico ogni volta, perché crede di più nella malvagità umana che nelle presenze demoniache. Ad alleggerire l’atmosfera c’è il caro e affezionato assistente Groucho, coinquilino nello studio/casa di Creven Road n.7, che dispensa perle di saggezza, mascherate da freddure, e freddure vere e proprie: un toccasana per l’umore del super pessimista Signor Dog che si lamenta dell’umorismo del suo amico, ma che senza di lui sarebbe un uomo perso.

Come dicevamo, la vita e le indagini di Dylan Dog si intrecciano con avvenimenti che richiamano fatti realmente accaduti o che descrivono storie vere di personaggi veri. Dalle icone del movimento Punk, che si sviluppò enormemente a Londra per poi diffondersi in tutta Europa, alle citazioni letterarie di Shakespeare e Edgar Allan Poe, ma non solo. Questo fumetto prende spunti e citazioni anche di scrittori oltreoceano: H.P. Lovecraft è uno dei più citati, soprattutto per le tematiche che i suoi stessi racconti affrontano e che si incastrano perfettamente con le sfide quotidiane dell’indagatore dell’incubo. Anche il re dell’horror Stephen King viene citato, ma questi sono solo alcuni dei nomi più famosi, e la lettura del fumetto è sempre fonte di piacevoli sorprese letterarie tra cui il nostro Luigi Pirandello. Il tutto condito da citazioni musicali per gli amanti del classic rock, del prog rock e del punk. Ma la lista è ancora più dettagliata: questo fumetto così eclettico e completo nella sua peculiarità non si dimentica dei grandi della musica classica, come ad esempio Beethoven, o cantautori italiani come il grande Fabrizio de André. Ne farete esperienza diretta durante la lettura.

Anche il cinema è fonte di costante citazione. A partire dallo stesso personaggio di Dylan e del suo assistente Groucho, nei vari episodi troviamo riferimenti a film e registi famosi come Alfred Hitchcock, Dario Argento, Roman Polanski e altri. Insomma, chi è appassionato del genere horror e dell’universo dei suoi sottogeneri, deve essere un lettore di questo fumetto o colmare questa lacuna quanto prima possibile.

In seguito all’enorme successo del fumetto, che nel 1991 superò in copie vendute il fumetto Tex (altro grande successo fumettistico della Sergio Bonelli editore) mantenendo una meritatissima fama, nel 2010 uscì l’adattamento cinematografico diretto da Kevin Munroe Dylan Dog-il film che si ispirava al fumetto, ma come spesso accade, il libro, e in questo caso il fumetto, è superiore al film. Per fortuna questo non andò ad intaccare la fama del nostro Old boy e nel 2014 uscì un mediometraggio, Vittima degli eventi, un fan film diretto da Claudio Di Biagio in collaborazione con The Jackal, ambientato in Italia. Una visione molto più piacevole rispetto al colosso cinematografico americano che lascia qualsiasi fan di Dylan Dog amareggiato e deluso.

Rimarrete sorpresi nel sapere che oltre al cinema, il nostro beneamato si è pure fatto spazio nel mondo dei videogiochi. I primi risalgono al 1988: Le notti della luna piena in interactive fiction per Commodore 64; e Dylan Dog e il castello delle illusioni, uno sparattutto che soddisfaceva il lato d’azione e meno letterario. Nel 1991, sulla scia della fama e del successo, Simulmondo produce quattro videogiochi sulle avventure di Dylan ed escono in floppy disc e ad ognuno viene allegato un albo cartaceo. Successivamente, sempre la Simulmondo, mette sul mercato altre diciannove avventure dell’indagatore dell’incubo. Si evolve il mondo dei videogiochi e nel 1999 l’ultimo videogioco Dylan Dog Horror Luna Park appassiona i fan, il soggetto è di Tiziano Sclavi stesso: Dylan si ritrova imprigionato in un suo stesso incubo.

In conclusione, lettori di tutto il mondo, smettete di leggere questo articolo e buttatevi nella lettura di uno dei successi fumettistici degli ultimi trent’anni e se non vi fidate di me, fidatevi del grande Umberto Eco che ha dichiarato: “Posso leggere la Bibbia, Omero e Dylan Dog per giorni e giorni senza annoiarmi”.

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