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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

La Signorina

Giuseppina Alice Tondo | Diritto, StorIus   8 Aprile 2018   3 min.

Era il 22 dicembre del 1947. No, non era il mio compleanno… io sarei nata un po’ di anni a seguire. Alla fine dell’anno 1947 veniva alla luce “qualcuno” destinato ad irrompere nella vita degli Italiani per stravolgerne i cuori e le menti.

Quel giorno nella seduta pomeridiana dell’ Assemblea Costituente, presieduta da Terracini, nasceva una signorina che se ne andava in giro a dire alla gente che la sovranità apparteneva a loro e che le cose, rispetto all’ultimo ventennio, da quel momento sarebbero state molto diverse. Sarebbe cambiato tutto! Adesso la Cosa diventava Pubblica, e questa Cosa sarebbe stata lì a riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo. Attenzione! La Cosa riconosceva soltanto, e non li istituiva ex novo, in quanto essi erano già preesistenti. La Cosa poi, aveva tra i suoi compiti, quello di rimuovere gli ostacoli che impedivano a tutti i cittadini, membri della famiglia Italia, di avere pari dignità sociale e di essere uguali davanti alla legge, senza distinzione di alcuna sorta (né di sesso, né di razza, né di lingua, né di religione, né di opinioni politiche, e neanche di condizioni personali e sociali). Per la Cosa la libertà e l’uguaglianza sono un affare molto serio, soprattutto quando c’è qualcosa che di fatto lo impedisce. Per la Cosa il pieno sviluppo della persona umana è un affare altrettanto serio, e non vuole che questo venga ostacolato. Per la Cosa poi è importante che tutti i cittadini si sforzino di dare un contributo a che gli affari vadano bene, e quindi che tutti trovino qualcosa da fare che li renda felici ma che allo stesso tempo aiuti a mandare avanti “la baracca”. Dato che l’area di competenza della Cosa è vasta, si è pensato di dividere il territorio in piccole sedi amministrative decentrate. Questo non vuol dire però che la famiglia si possa ritenere “separata”: le decisioni importanti le prende la Cosa, per altre si decide in concorso, mentre per altre ancora decidono solo le piccole sedi. E se c’è una minoranza dei familiari che parli anche altre lingue o che abbia delle abitudini un po’ differenti, tutti gli dobbiamo volere bene lo stesso. La Cosa promuove l’uguaglianza tra le religioni, lo sviluppo della cultura, la ricerca scientifica e tecnica. Il suolo che ci ospita e il patrimonio storico e artistico (che ci hanno lasciato quelli che lo calpestavano prima di noi) sono oggetto di specifica tutela. Per la famiglia Italia sono importanti i rapporti di buon vicinato, quindi con tutti gli abitanti della città Mondo si prova ad andare d’accordo, e quando qualcuno ci viene a trovare cerchiamo di trattarlo bene. Quando siamo noi ad andare a trovare loro cerchiamo sempre di non offendere nessuno, e di andare d’accordo con tutti. Quando poi i cittadini di Mondo sono tutti insieme, noi della famiglia Italia ci riconosciamo da lontano: siamo vestiti di verde, bianco e rosso!

La signorina Costituzione allora quel lontano 1947, se ne stava lì al centro dell’Assemblea ed aspettava impaziente di andare a farsi conoscere da tutti i membri della famiglia Italia. Le sue Madri e i suoi Padri però erano un po’ emozionati di questa nuova creatura, e quindi si prodigavano a farle tutte le raccomandazioni del caso. Erano fieri del loro operato, pensate che il Presidente della Commissione per la Costituzione (il Sig. Ruini) in apertura di questo solenne incontro disse “Era un compito difficile e faticoso. Il Comitato di redazione è apparso molte volte quasi una mitica unità; i suoi membri si sono divisi ed hanno combattuto fra loro; ma dopo tutto vi è stato, e si rivela oggi, uno spirito comune, uno sforzo di unità sostanziale; ed oggi il Comitato compatto sente la responsabilità e la solidarietà del suo lavoro, ed è orgogliosa di averlo portato a termine.[…] ” e aggiungeva “questa è un’ora nella quale chi è adusato alle prove parlamentari, chi è stato in trincea, chi ha conosciuto il carcere politico, è preso da una nuova e profonda emozione. È la prima volta, nel corso del millenario della storia d’Italia, che l’Italia unita si dà una libera Costituzione.[…] Esistono due crepuscoli tra il giorno e la notte: questo che ora scorgiamo sarà per la nostra Italia crepuscolo di aurora e non di tramonto. […] La formulazione della nostra Costituzione non poteva che svolgersi con metodi democratici. Noi abbiamo assistito – foggiandolo noi stessi – a ciò che è un processo di formazione democratica e cioè collettiva. […] tutti i rappresentanti del popolo, tutte le correnti del popolo da essi rappresentate possono dire: questa Costituzione è mia, perché l’ho discussa e vi ho messo qualcosa”. E questo era solo il primo, ci furono poi tanti altri interventi: il Presidente Terracini, Il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola, tutti volevano parlare, tutti volevano applaudire. Erano tutti orgogliosi e fiduciosi che qualcosa fosse appena cambiato. E se vi state ancora chiedendo perché nasceva signorina e non bambina, vi rispondo subito: seppur appena nata era già grande, ma conservava tutta la gioventù ed il vigore di una signorina nel fiore dell’età.

Accadeva in Roma il 22 dicembre di Settantuno anni fa, che la Signorina oltrepassava la soglia per uscire da casa.

 

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