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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Map of the world

Giuseppina Biondo | Quadro di Copertina, Racconti   8 Aprile 2018   8 min.

Arrivava una voce su tutta la Costa Nord del mondo di Charline. Era un canto invernale che giungeva insieme alla notte, quando il buio si avvicinava alle case a metà pomeriggio. Così giungeva, delicato, a bassissimo volume e poi aumentava, cresceva, sino a fermarsi ad una nota acuta e cristallina.

La leggenda voleva che la voce appartenesse ad un’antica sovrana che, essendosi innamorata della persona sbagliata, era stata costretta ad abbandonare la propria terra e che, una volta perso per sventura il suo amore, non le fosse rimasto che intonare quella melodia, sperando di non dimenticarne i tratti e ogni ricordo.

Tutti gli abitanti della Costa Nord erano abituati a quel suono melodioso, pacifico, che li accompagnava al sopraggiungere della sera, ma chi era forestiero no, non sempre. Alcuni coglievano la rasserenante potenza del suono, come fosse vento leggero, ma altri strabuzzavano gli occhi, si voltavano, sobbalzavano, talvolta avresti visto anche tu qualcuno infastidirsi, qualcun altro affermare che ci fosse un maleficio su quelle spiagge. Perché, poi, non saprei neppure dirvelo.

La piccola Charline, ad esempio, amava quel canto e immaginava tantissime altre storie riguardo la sua origine. La prima idea fu quella attribuita ad una fonte d’acqua, d’altronde veniva dal mare, quel canto, giungeva dall’acqua, sino alla Costa Nord. Un’altra volta credette che fosse il vento, beh, sì, che attraverso il vento, attraverso un’onda di vento (questa l’aveva addirittura disegnata), giungessero tante piccole fate che cantavano o, chissà, forse litigavano tra loro o, ancora, facevano yoga in incantevoli om. La fantasia di Charline si sbizzarriva nel cercare risposte a quel suono. Ed erano sempre gli elementi del suo mondo che le davano risposte, bizzarre, sì, ma pur sempre tentativi di risposte. Anche il fuoco, con il suo fumo e le sue scintille, era stato ipotesi di natalità del canto, un fuoco non si sa quanto lontano e quanto magico da poter dare vita al suono, ma fiamme che come lingue muovevano in racconti e giungevano sulla Costa Nord solo come melodia.

E se non c’entrava nessuna donna? Nessun amore? E se invece c’entrava davvero? Se fosse proprio la terra, la realtà più secca, la storia di una donna, da cui quel canto nasceva?

«Come ci si innamora della persona sbagliata, mamma?» chiese una volta Charline a sua madre, la signora Cosmos. «Innamorarsi non è sempre una cosa buona?»

«Sì, bambina mia, innamorarsi è sempre una cosa buona» le rispose la madre, dolcemente, accarezzandole i capelli.

Charline sorrise per quelle parole, e la madre sorrise ancor di più per la domanda della figlia.

«Solo in un caso può essere sbagliato» continuò la signora Cosmos «Quando qualcuno non ti fa stare bene» e notando che il viso della bambina si era contratto in un’espressione dispiaciuta e per metà incuriosita, proseguì «A volte, mia Char, si incontrano persone che dicono di amarci e che tuttavia ci fanno solo del male. Ma sai? In quel caso non si parla neppure di amore. Quindi, sì, l’amore, quello vero, è sempre buono, perché fa bene a te e non fa male agli altri.»

«E la Sovrana? A chi aveva fatto male?» chiese repentina Charline, che si crucciava per quella storia triste. Forse era anche per questo che fantasticava su altre storie, su altre ragioni. Sperava che non ci fosse alcuna sovrana triste e sola al mondo.

«Charline,» la madre scosse la testa lentamente, la sua voce si era fatta più bassa, in tono di rimprovero, ma i suoi occhi sorridevano divertiti «la storia della Sovrana della Costa Nord è un racconto.»

«Sì, ma a chi aveva fatto male nel racconto?» continuò imperterrita la bambina.

«Non lo so, tesoro, ma credo, ammesso che qualcosa possa essere accaduto per davvero, che siano stati gli altri a farle del male, quelli che l’hanno cacciata.»

Charline dovette reputare soddisfacente quella risposta, perché si voltò sul divano, dove era distesa, e prese a guardare la televisione, distraendosi per un po’ da quei pensieri.

***

Fu sul finire di febbraio, quando mancava ormai poco all’ottavo compleanno di Charline, che la bambina risolse la sua storia. Era seduta alla fermata dello scuolabus e sullo schermo vicino la pensilina era segnato un ritardo di trentacinque minuti.

Dall’altro lato della strada Charline vedeva la libreria dove andava ogni due settimane a comprare un libro, e stava già pensando di entrare e scegliere il prossimo acquisto, che un uomo le si sedette a due posti di distanza. Lei si voltò a guardarlo. Era calvo e aveva la testa a forma di uovo, un po’ a punta. Il naso adunco non lo rendeva severo nell’aspetto. Sembrava un signore molto buono grazie agli occhi dolci e al mento morbido. Era distinto nei modi – teneva la schiena drittissima – e nell’abbigliamento: camicia, cravatta, maglione e giacca facevano di lui un uomo semplice e curato, vestito di bianco e blu. Charline sapeva che non doveva parlare con gli sconosciuti, neppure quando sembravano dei nonni gentili, così quando lui si girò per vedere chi lo stesse fissando, lei spostò subito lo sguardo sullo schermo della fermata. Si erano aggiunti altri cinque minuti di ritardo all’arrivo del bus.

Passarono pochi istanti che l’uomo mise sul capo un cappello a falda tesa e si diresse in libreria, entrandovi. Sì, sembrava appartenere ad un’altra epoca.

Charline pensò che, per ingannare il tempo, non le rimaneva che fare la stessa cosa. Una volta in libreria, l’odore dei libri raggiunse le sue narici. In genere andava nella sezione per ragazzi, questa volta si diresse direttamente dalla libraia alla quale chiese qualche lettura sulla storia della Sovrana della Costa Nord. Ma la proprietaria della libreria le indicò un libro per bambini dai cinque anni in su, aggiungendo che non sapeva cos’altro consigliare. Charline non lo apprezzò, anche se la libraia sembrava sinceramente dispiaciuta.

Dopo diversi minuti, durante i quali guardò scaffale per scaffale, Charline sentì un rumore di libri, si voltò e vide l’uomo della fermata del bus poggiare un volume su altri libri lì esposti. Sorrise alla bambina e glielo indicò.

«È un libro interessante» disse.

Charline si avvicinò, notò che la copertina e le pagine erano molto vecchie, e lesse il titolo Storie locali di regnanti resi famosi per amore; il sottotitolo recitava Leggende di adulti scritte per ragazzi. Cominciò a sfogliarlo, c’erano delle immagini. Si fermò quando trovò un capitolo interessante: Tutte le Sovrane della Costa Nord, tra mito e realtà. La bambina si interruppe di nuovo, aveva sentito il rumore cigolante della porta, si accorse che l’uomo della fermata del bus era appena uscito.

Andò per acquistare il libro, ma la libraia era stupita, non ricordava affatto quel libro, e non essendo in catalogo, le disse che non doveva pagarlo. Charline lo prese, comprendendo che si trattava di un regalo da parte di quel distinto signore. Uscì e si diresse alla fermata del bus.

La corsa era stata sospesa e dell’uomo con il naso adunco nessuna traccia, così lei tornò a casa. I suoi genitori non c’erano, erano a lavoro. Senza pensarci due volte la ragazzina prese a leggere il nuovo libro. Ciò che apprese fu davvero interessante. La storia della Sovrana della Costa Nord, quella che cercava lei, c’era, ed era inserita tra quelle della realtà. Accanto al testo, vi era una sorta di ritratto, un disegno che alla bambina sembrava ricordare qualcuno di familiare. Quando lesse il suo nome, sgranò gli occhi. Si chiamava proprio come lei, Charline. La storia concludeva in maniera molto chiara. La voce magica della Sovrana poteva essere raggiunta attraverso la Montagna Andante, che era il monte che Charline vedeva ogni mattina per andare a scuola. Ma ci voleva una mappa per orientarsi, la Mappa del Mondo dei Cinque Elementi, che mai nessuno aveva trovato. Quando finì di leggere, scrisse al suo migliore amico. Richard era ancora influenzato e non poteva uscire da casa. Decise di andare da sola. Così nell’ora che precedeva l’inizio del canto, come specificato nel testo, si avviò. Il libro in mano.

Le ci volle mezz’ora per salire sulla montagna. L’aria era cambiata, non era più quella salmastra della costa. Fu mentre cresceva in lei lo sconforto di non trovare ciò che cercava, che una folata di vento la fece quasi piroettare. Quando riprese l’equilibrio si accorse che dietro alcuni alberi, lì davanti a lei, c’era un sentiero nascosto e ripido. Si guardò attorno e poi salì, aiutandosi con le mani. Poco più avanti scorse un’apertura nella roccia: era l’entrata di un sottopassaggio. Senza paura si avvicinò, oltrepassò la zona d’ombra e quando fu di nuovo fuori, spalancò gli occhi: vide un’intera collinetta piena di grotticelle a forma di igloo. Ne aveva sentito parlare, si trovava nel paese dei penziliani, uomini piccoli e cocciuti. Decise di tornare indietro, altrimenti avrebbe finito col perdersi.

Presa improvvisamente da un senso di nervosismo, di panico, accelerò il passo. Quando fu di nuovo nel sottopassaggio roccioso, le sembrò che qualcosa avesse emesso una luce sulle pareti e avvertì un fruscio, un vibrare. Charline alzò gli occhi in cerca di quelle luci e, distratta com’era con la testa all’insù, non si accorse di un sasso. Vi inciampò e cadde a terra, in avanti. Si girò su se stessa e proprio in quel momento, alla sua sinistra, all’altezza del viso, si illuminò un disegno. La ragazzina mosse lo sguardo sulla parete: quattro graffiti apparivano e scomparivano, lampeggiando, alternandosi. Prima quello in basso, poi quello in alto, dopo a destra, infine a sinistra.

Ad un tratto tutti i disegni, quelle piccole incisioni che vibravano e rilucevano, presero ad illuminarsi ad intermittenza e in contemporanea, perfettamente coordinati. Charline li osservò, attenta, molto curiosa, e si rese conto istintivamente che si trattava dei quattro elementi. Terra, fuoco, aria e acqua. Allora, eccola! La mappa che molti avevano cercato e che pochi avevano trovato, tanto da non averne traccia sui libri! La Mappa del Mondo dei Cinque Elementi! Ma dov’era il quinto? Solo quattro erano i simboli rappresentati nel sottopassaggio.

“Pensa, Charline, pensa!” si disse la ragazzina tra sé. Cominciò a pensare, a riflettere. Cosa poteva mancare? E nel frattempo che immaginava soluzioni, non si rese conto che gli elementi avevano preso a splendere più intensamente, a vibrare più sonoramente. Fu in quell’attimo, quando stava fantasticando su quale potesse essere l’elemento mancante, così immersa nelle sue matematiche illusioni, che una folata di vento e suono la raggiunse, costringendola a chiudere gli occhi.

Quando li riaprì, Charline si ritrovò in un luogo che non conosceva ancora. Il quinto elemento era la fantasia, ed era la chiave.

Una donna era all’in piedi di fronte a lei, lo sguardo rivolto verso il mare, stava per iniziare un canto. All’arrivo della bambina si voltò, interrompendosi da ogni altro intento programmato. Quando Charline la vide, le apparve gialla in viso, rossa sul collo: era la luce che la illuminava a produrre quell’incredibile effetto. Poi Charline la vide veramente, era lì, vide la Sovrana della Costa Nord, la sua antica parente. Il riconoscimento fu automatico, non chiedetene una spiegazione più logica. La piccola Charline e la grande Charline (questa, stranamente molto giovane, sarebbe dovuta appartenere alla quinta generazione precedente, stando all’unica fonte ritrovata dalla bambina) parlarono sino a quando ritennero più opportuno. La nipote riuscì così a liberare la sua antica parente, riportandola ad invecchiare nel suo mondo, non più costretta a stare sola e senza amore. Nessuno avrebbe potuto riconoscerla o accusarla di amori sbagliati, i tempi erano ormai diversi.

La Mappa del Mondo dei Cinque Elementi era stata trovata. Terra, fuoco, aria, acqua e fantasia. Così si attivava, e si provava la sensazione di essere trasportati attraverso una larga galleria autostradale. Sì, questo non era stato altro che il primo viaggio di Charline con la Mappa del Mondo dei Cinque Elementi. Ma al momento dobbiamo fermarci, qui finisce la storia del ritorno a casa dell’antica Sovrana.

 

Le parole dell’artista
Laurel Holloman

Map of the World fa parte di una serie di dipinti della collezione The Fifth Element. Rappresenta come noi tutti siamo collegati gli uni con gli altri attraverso la nostra connessione alla terra. Nonostante l’immagine sia semplice, rappresenta qualsiasi lembo di terra di una mappa e vuole mostrare che in ogni parte del mondo siamo uguali allo stesso modo. Era stata pensata come un’area zoomata di una mappa che sottolineasse l’incontro tra terra e mare, e che allo stesso tempo avesse gli elementi dell’aria e del fuoco. Questi sono gli elementi usati in The Fifth Element. The Fifth Element è l’elemento spirituale che ci connette gli uni con gli altri nell’anima e nel cuore.

È stato ispirato dopo aver donato a Emergency e aver realizzato che le reali vittime della guerra sono soprattutto donne e bambini. È simbolico come non importa dove viviamo sulla mappa, noi siamo connessi l’uno all’altro. Questa è l’umanità, e noi non possiamo guardare il prossimo e non aiutarlo, se è in difficoltà.

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