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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Il lavoro rende felici

ilRaccoglitore | Racconti   1 Marzo 2018   3 min.
"Il fine supremo è quello di proteggere e sostenere l’Azienda. In fondo, a chi altri dovremmo essere devoti?"
Giuseppe D'Abramo | Il lavoro rende felici

Giuseppe D'Abramo | Il lavoro rende felici

 

Gentile Candidato,

il nostro scrupoloso e qualificato team si occuperà appena possibile di esaminare la sua richiesta. Le tempistiche sono piuttosto lunghe. Come può immaginare, ogni giorno, analizziamo e confrontiamo tra loro una mole considerevole di dati. Purtroppo non ci è concesso assumere tutta la brava gente che desidera lavorare con noi (e non creda che lo si dica a cuor leggero). Qui amiamo definirci una grande e operosa famiglia e nessuno lavora per qualcun altro, ma tutti, dal primo all’ultimo, contribuiamo nel nostro piccolo alla realizzazione del bene comune in nome di un più alto ideale di coesione umana. La capillare stratificazione gerarchica alla quale ci conformiamo è prettamente necessaria a circoscrivere e specificare i compiti di ognuno, un po’ come avviene all’interno dell’alveare. Il fine supremo è quello di proteggere e sostenere l’Azienda.

In fondo, a chi altri dovremmo essere devoti? Ci pensi. A qualche fantomatica divinità che dorme in una nicchia del multiverso, alla madre che ci ha abbandonato quando eravamo ancora in fasce, al padre che ci picchiava con la cinghia per farsi due risate, agli amici che ci hanno voltato le spalle nel momento del bisogno, o forse alla moglie che porta in grembo il figlio di un altro? Prometta di rifletterci. Per alcuni rappresenta un concetto ostico, ma poi, dopo averci rimuginato sopra si accorgono della sua schiacciante, inconfutabile, lapalissiana veridicità.

A ogni modo, tiri un sospiro di sollievo. Ci risulta che lei sia in possesso degli attributi e delle competenze confacenti ai nostri standard. Ha inoltre superato brillantemente i vari colloqui conoscitivi, dai quali sono emerse una spiccata capacità comunicativa, inclinazione sistematica al lavoro, disciplina e propensione ad attenersi a modelli e direttive (e, se vuole far carriera, sappia che nessuno simpatizza per le teste calde). Detto ciò, benché lei abbia tutte le carte in regola per entrare a far parte di questa nostra grande famiglia, il protocollo ci impone l’obbligo di controllare e ricontrollare, approfondire e raffrontare ogni profilo. Nulla di personale, si tratta di burocrazia e nient’altro. D’altronde riuscirebbe a concepire una società senza burocrazia? Santo cielo, il mondo sprofonderebbe nel più assoluto e intricato caos, l’umanità tornerebbe a limare sassi e a dipingere le pareti delle caverne. Una completa disfatta.

Ma passando oltre, sembra che lei abbia acconsentito in maniera entusiastica a partecipare alle attività di gruppo organizzate dall’Azienda. Ed è proprio questo lo spirito giusto! In tutta franchezza noi tendiamo a scartare subito coloro che rifiutano categoricamente o assecondano a malincuore tali iniziative. Pertanto questo è un altro punto a suo favore. Stimolare l’aggregazione sociale e il consolidamento delle interazioni umane rientra a pieno regime nella sfera dei nostri obiettivi primari, ovvero, provvedere alla salute fisica e finanziaria dei nostri fratelli e sorelle, ma anche nutrire e corroborare una fitta rete di rapporti tra i singoli affinché si giunga alla creazione di una pluralità coesa e inscindibile.

Statisticamente si produce di più dove ci si sente a proprio agio, o sbaglio? Non a caso il nostro slogan recita: Il lavoro rende felici. Già, perché il punto focale è che l’Azienda si occupa indefessamente della nostra felicità e della nostra indipendenza. Ci permette di coprire mensilmente le rate del mutuo e di pagare le bollette, nonostante più di qualcuno abbia deciso che in fondo è meglio vivere in ufficio piuttosto che buttare soldi a casaccio (chissà che non capiti anche a lei).

E queste persone non sono affatto pazze, semplicemente hanno legato e sono felici. Lo sa chi non è felice? Chi è costretto a trascorrere le festività in mezzo a parenti prossimi o lontani che magari non vede da tempo e con i quali non ha poi molto da dirsi al di fuori dei soliti convenevoli e qualche trito luogo comune rispolverato per l’occasione. Ci auguriamo che lei abbia afferrato il senso, perché è tanto così dall’essere accettato all’interno della sua nuova famiglia, ma affinché ciò avvenga dobbiamo essere certi che lei sia disposto a tutto per il bene dell’Azienda. Attendiamo un riscontro.

Amorevolmente,

Sua Santità il Direttore

L’autore

Giuseppe D’Abramo (1988), laureato in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Parma, vive a Milano. Alcune sue poesie sono apparse sulle riviste Gradiva, Inchiostro e Sagarana.

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